LA SOLUZIONE alla GESTIONE dei FLUSSI TURISTICI a Venezia (articolo)

Un piano concretamente realizzabile per un turismo sostenibile a Venezia :  “S.Marco Pass” tm

navi e masse

Un problema cui sembrava non ci fosse rimedio, il rompicapo che attanaglia da decenni gli amministratori veneziani: come gestire un numero crescente di visitatori in uno spazio limitato come Venezia? Come far coesistere l’esigenza di vivere di turismo con quella di vivere con il turismo, preservando la città e la qualità della vita dei suoi abitanti?

Negli ultimi anni sono fatte scelte sbagliate o si è preferito non rispondere lasciando tutto senza una vera governance, fino alla situazione insostenibile attuale, in cui la popolazione e le attività diverse dalla monocoltura turistica sono sempre più espulse per far posto ai simulacri del turismo di massa e ai 27 milioni di presenze annue (di cui il 75% escursionisti). Flussi e quantità che una città come Venezia non può più sopportare, pena la sua fine di città vera e la perdita stessa del suo appeal turistico.

Venezia è un isola limitata nello spazio, e i suoi abitanti sono pochi e in calo, ormai è diventata solo un prodotto turistico che fagocita se stesso per risultare anche poco attraente come meta turistica. Ormai anche i suoi visitatori più assidui, gli amanti di Venezia quelli che ritornavano non si riconoscono più in questa città, gli ospiti che Venezia vuole avere e che di fatto sono dei veneziani di altrove, vengono a loro volta espulsi dal turismo di massa.

Ma in città si tende per inerzia a far venire più visitatori, quando il problema di fatto è come selezionare un turismo consono per la città. Il turismo sarebbe un settore idoneo per una città con vocazione heritage ma bisogna puntare sulla qualità e non sulla quantità, anche il reddito dell’industria turistica ne beneficerebbe per non parlare dei margini sicuramenti superiori. L’immagine di città turistica di massa, da cartolina e dalla fregatura facile prevale e bisognerebbe operare un riposizionamento.

Si dice da tempo per non farla diventare una città senza abitanti bisognerebbe puntare su altri settori innovativi o legati all’economia tradizionale ma bisogna essere realistici e non si riconverte l’economia di una città così facilmente, nè si può evitare la vocazione naturale di Venezia, e anche altre attività hanno bisogno del turismo come domanda di base. Quindi la battaglia frontale contro il turismo non porta a nulla, ma spesso si parla ancora in maniera utopica e astratta e nella realtà non si fa nulla solo perché non si può fare tutto. Bisogna essere pratici e riorientare il turismo regolandolo. Allora il nostro invito è di concentrarsi solo sulle cose concrete che si possono veramente fare usando gli strumenti veramente attuabili, affinchè prevalga un turismo sostenibile compatibile con la città e la residenza.

Il cambiamento è un processo non un momento, e ci sono fenomeni esogeni come la crescita esponenziale del turismo mondiale, che vanno amministrati e riequilibrati con i rimedi che sono nelle competenze della pubblica amministrazione. Non fare nulla non è più possibile, ma nemmeno fare scelte ininfluenti o ripetere gli stessi errori, ora è il momento di intervenire in maniera più drastica prima che sia tardi, in modo che il turismo sia a vantaggio dell’intera città.

Tutti i trends del turismo mondiale vanno nella direzione peggiorativa per Venezia, se non si interviene Venezia sarà sempre più presa d’assalto da gruppi, sempre più grandi e per poche ore: causa di inquinamento e moto ondoso, congestione su mezzi e S.Marco impraticabile, costi per la città, prodotti scadenti (il turista di massa non distingue), esasperazione dei residenti etc

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Oggi vanno all’estero per turismo 1,3 miliardi di persone nel mondo, ma nel 2030 anni saranno 1,8 miliardi, il mercato croceristico sale, calano i prezzi di voli e viaggi organizzati, è più facile raggiungere Venezia in giornata da località lontane, l’isocrona raggiunge territori più ampi, e così il bacino d’utenza degli escursionisti si allarga, aumentano le masse dai paesi in rapido sviluppo (il governo cinese rilascerà 50 milioni permessi all’anno, oltre ai 100 milioni ADS in circolazione). Il gusto di questi nuovi turisti di massa è appiattito dalla globalizzazione dove turismo significa solo “consumare all’estero”, nulla a che vedere con il viaggiatore di una volta e per questo bisogna tutelare luoghi fragili come Venezia e la sua laguna. A questo quadro si aggiunge l’expo del 2015, in cui ci sarà una prova massacrante per la città, si dice cresceranno le presenze di 3 milioni ancora.

Per questo regolamentare e arginare i flussi crescenti è oggi la priorità della città storica, e sono tutti d’accordo nell’affermare che a Venezia serva un turismo culturale, e non il mordi e fuggi che porta costi e nessun beneficio. Ed è quello che si legge nei programmi elettorali da anni ma poi si scambiano gli obiettivi con le azioni con cui metterli in pratica. E nessuno dice il come fare: La parola programma da Treccani è: “Enunciazione particolareggiata, di ciò che si vuole fare, una linea di condotta da seguire, degli obiettivi a cui si mira e dei mezzi con cui s’intende raggiungerli”.

Oltre alle varie dichiarazione generiche di figure istituzionali: city card, city tax, city pass, numero chiuso, vignetta, e i consueti: incentivi di prezzo, nuovi terminals, itinerari alternativi, segnaletica, spalmiamoli etc, di piani concreti non se ne vedono*, ma nessuna di queste è una soluzioni praticabile o efficace. E’ un tema complesso cui va data una risposta tecnica tra turismo, diritto e mezzi digitali, con un piano verificato che porti alla soluzione di un’equazione con tante variabili e tanti interessi in gioco. Bisogna conoscere la realtà di tutti i giorni del turismo veneziano per introdurre novità che non creino effetti perversi, reazione a catena di categorie o nulla di fatto.

I tentativi fatti dal comune con il meccanismi di incentivi sul prezzo, sono falliti (vedi Venice connected e le varie cards che si sono susseguite) poichè non vi è elasticità al prezzo per i servizi offerti dal comune, (non si cambia periodo d’arrivo per risparmiare 3 € su un viaggio che costa 1000€ o più)

Nuove City taxes, non creerebbero un disincentivo all’ingresso, arriverebbero lo stesso, e altre tasse creerebbe fastidio e problemi legali, oltre che problemi tecnici di controllo ai vari accessi della città, gli ingressi sono molteplici e non si può creare un collo di bottiglia ulteriore sul ponte della libertà irritando gli ultimi residenti e i city users. Spostarli su terminals sulla gronda non si riuscirebbe visto che vanno dove è più comodo e ci sono abbondanti parcheggi a P.Le Roma e Tronchetto oltre ai nuovi in costruzione, e comunque non cambierebbe nulla visto che poi vogliono andare tutti a S.Marco.

Dopo aver analizzato vari studi e casi esteri, vari confronti e riflessioni, conoscendo il mercato e la specificità veneziana abbiamo individuato una soluzione che metterebbe d’accordo tutti per salvare Venezia dal venire sommersa dalla sua stessa risorsa, e renderla una città vivibile garantendo allo stesso tempo un’esperienza turistica sostenibile.

L’evoluzione digitale della società favorisce la gestione dei flussi, in pochi anni è cambiato il mondo, e anche Venezia deve adeguarsi. Gli utenti internet nel mondo sono 3 miliardi, e i device mobili connessi superano quelli desktop, nel settore turismo l’uso del mezzo digitale è per il 65% transattivo e per oltre 85% informativo.

papa

Le società dello sviluppo illimitato e la globalizzazione hanno pensato che si potesse crescere all’infinito, e Venezia ne è il caso emblematico (ma per eccesso di crescita si rischia la fine).

latouche–> L’unica soluzione possibile mette gli strumenti digitali a servizio del concetto strategico di LIMITE, ma vediamo dove porre questo limite e come metterlo in atto.

La chiave sta nell’usare un luogo più piccolo e facilmente controllabile come fattore limitante dell’insieme più grande, e così la P.zza S.Marco con effetto sull’intera città. Si dovrebbe definire un massimo (numero programmato) che la piazza può contenere e bisogna farlo rispettare prima di effettuare la visita, cioè nel momento del processo dell’acquisto del viaggio a Venezia. Il processo decisionale di informazione e acquisto di un viaggio avviene ormai quasi sempre in un’esperienza digitale precedente, e anche se ci si rivolge ad un’agenzia fisica questa è collegata a terminali e sistemi di prenotazioni via internet. I pagamenti sono virtualizzati, e i voucher sono scaricabili su smart phone, tablet etc. Ma quello che è importante è che il limite non va posto alla città intera sia per problemi legali sia di controllo degli accessi, bensì solo per Piazza S.Marco e per i mezzi pubblici, le parti più aggredite e dove la capienza ha raggiunto da tempo la saturazione massima. Ma il filtro all’ingresso deve essere posta a monte, durante la genesi del viaggio, cioè presso tutti gli intermediari che offrono e vendono Venezia (Ota, metasearch, carriers, tour operator, agenzie, hotel, DMO etc,),

Una volta raggiunta la capacità massima di carico della Piazza, che potrebbe essere l’equivalente della popolazione di Venezia e isole , (per es. 65.000 o 70.000 al giorno da sperimentare e tarare), il sistema è full. Il numero dato può essere variabile, e l’asticella portata in su per es. Carnevale, Redentore, o in giù per altre occasioni critiche e comunque seguire l’andamento della popolazione residente.

Questa scelta sarebbe facilmente comprensibile a tutti nel mondo e sarebbe di grande effetto comunicazionale (in nessuna città arrivano contemporaneamente più turisti dei residenti). Inoltre si può arrivare a questo numero con altri ragionamenti: se si stima in 15.000 metri quadri la Piazza, ci potrebbero stare contemporaneamente, considerando un metro quadro ciascuno, massimo 15.000 persone, e se consideriamo una permanenza media di visita di 90 minuti ci sarebbe un turn over tale da saturare la Piazza nelle 7/8 ore di peak time (la sera di fatto non servirebbe). Per cui anche per motivi di pubblica sicurezza il comune avrebbe gioco facile nell’applicare questo provvedimento (durante l’ultimo carnevale lo fa già ma con transenne poste quando la gente è già arrivata e in coda per accedere).

Distinguiamo ora le soluzioni per i due target: turista escursionista e pernottante:

A) TURISTA ESCURSIONISTA

Viene fissato un numero massimo di visitatori escursionisti (per es. il 50% del totale) cui è richiesto un pass d’ingresso a pagamento per accedere a Piazza S.Marco, luogo facile da controllare per gli accessi. I visitatori al momento dell’acquisto del viaggio riceverebbero un bar code check-in su smartphone o voucher cartaceo. Ciò consentirebbe un accesso veloce (lato acqua giardinetti e prigioni) e una visita più godibile con servizi adeguati (bagni, internet, download file audio). Sarebbe garantito lo spazio vitale per muoversi e fruire delle bellezze, ci sarebbe anche un effetto magico di pathos per accedere a un luogo unico con privilegio esclusivo, sarebbe come avere il proprio posto riservato nella storia.

Il processo di acquisto del pass si svolge al momento dell’acquisto di un qualsiasi servizio relativo a Venezia, presso tutti gli intermediari che vendono Venezia nelle varie forme attraverso tecniche di dynamic packaging tramite i rispettivi siti/marketplace (i loro booking engine avrebbero l’opzione per Venezia S.Marco PASS). Questi diventerebbero partner della città e userebbero i sistemi e-commerce dei GDO che già hanno, integrabili anche via XML dialoganti con i DB del comune di Venezia.

Quando il potenziale ospite (o l’agenzia) vedrebbe sul sistema di prenotazione esaurito l’accesso alla Piazza potrebbe:

  • Scegliere comunque il viaggio a Venezia evitando di andare a S.Marco (l’accesso alla città è comunque consentito)
  • Cambiare periodo quando c’è disponibilità, (o venire in bassa stagione quando la piazza è aperta o scegliere di venire l’anno seguente)
  • Rinunciare (questo sarebbe il gruppo più ampio soprattutto tra la parte più massificata dei visitatori)

B)  TURISTI PERNOTTANTI e RESIDENTI

Viceversa ci sarebbe libero accesso sempre per i residenti e tutte le categorie esentate (lavoratori, studenti, proprietari di casa, etc, residenti Veneto?). Lo stesso per il restante 50% del totale del numero giornaliero, cioè i TURISTI PERNOTTANTI nelle strutture del comune, che potrebbero accedere alla piazza sempre, velocemente grazie a sensori di radiofrequenza posti in torrette o affissi ai muri dei 9 ingressi alla piazza che rilevano micro chip fast pass in possesso dei visitatori (x es. magic band contact less) ricevuti dalle strutture ricettive grazie al pagamento dell’attuale city tax che abilita gli strumenti di accesso per il periodo di soggiorno (ampio effetto emersione). Così si incentiverebbe questo tipo di ospite, e sarebbe comunque un numero che va oltre alla saturazione dei posti letto disponibili del comune di Venezia secondo le più rosee % di occupazione. Si favorirebbero gli operatori del comune che pagano le tasse a Venezia, nuovi operatori stenterebbero a voler entrare in un mercato contingentato nella domanda, agevolando in maniera naturale la limitazione delle licenze.

In pratica le presenze a Venezia sarebbero divise in due: un 50% è lasciato per chi dorme in città e un altro 50% per chi viene da fuori. Alla base di questo approccio c’è l’assunto che se i turisti non possono andare in Piazza, soprattutto gli escursionisti che vengono per quello, sceglierebbero in gran parte di cambiare periodo o di non venire. Sarebbe come chiedere ai visitatori di Pisa di andarci senza vedere la famosa torre, noi sappiamo che Venezia offre molto di più, ma per chi conosce la psicologia del turismo di massa, sa che se non può mordere cioè andare nell’epicentro della sua fantasia stereotipata rinuncerebbe. Infatti le varie Venezia del mondo riproducono solo i simboli di piazza S.Marco, palazzo Ducale e qualche volta Rialto nulla di più, ed è quello che vogliono vedere i milioni di “invasori” quotidiani, nulla di più ma anche nulla di meno.

L’altra zona aggredita sono i mezzi pubblici. Per rendere sostenibile la mobilità dei residenti e gradevole il passaggio in una delle vie d’acqua più belle del mondo (non un carro bestiame come oggi), si dovrebbe creare una Tourist Line dedicata (con personale bilingue, mappe, posti x valigie etc). Si dovrebbe prevedere un sistema con: o obbligo di prenotazione, o forte incentivo, grazie al posto garantito, minor prezzo, evitare le code etc (Il sistema per differenziare i mezzi c’è, se non si vuole/può creare obblighi, anche solo usando i nomi delle linee si farebbe la selezione, nessun veneziano andrebbe nella linea turistica e i turisti andrebbero dove hanno pre-acquistato il posto (agli Uffizi tutti prenotano prima nessuno arriva direttamente).

Insieme al mezzo pubblico si offrirebbero due pacchetti a valore aggiunto che aumenterebbero gli incassi dei servizi del comune e la penetrazione degli attrattori culturali: 1) CULTURAL CARD include ingresso a musei, chiese, internet, bagni, mappe con itinerari e altri servizi, sconti verso gli altri siti culturali della città etc.. 2) un bouquet premium VENICE LOVER EXPERIENCE con un circuito a MARCHIO “REAL VENICE” (made in Venice, Venice DOC etc) che permetta sconti presso gli esercenti, bacari, pasticcerie, ristoranti, artigiani, che fanno le cose a Venezia, rispecchiano la tradizione, e offrono prodotti autentici rispettando determinati criteri qualitativi e di regolarità stabiliti da un ente super partes. La visibilità data in rete, nei social e dai media pubblici, con valore imparziale creerebbe un forte incentivo a migliorare l’offerta per entrare nel circuito e orienterebbe il pubblico per distinguere le cose buone, sane e giuste da quelle fake.

3 bouquet

Chi dorme nel comune di Venezia potrebbe dunque scegliere di:

  • pagare solo la city tax e accedere alla piazza durante tutto il periodo del soggiorno
  • o se vuole prendere il mezzo pubblico pre-acquistarlo in anticipo e con card personale accedere a vari servizi culturali a valore aggiunto che la città offre

In Sintesi: il modello “A Limit to enjoy better Venice” prevede un numero programmato solo per l’area Marciana e i periodi di picco, attraverso un pass da acquistare presso tutti gli intermediari che vendono Venezia con digital tools .

Un turista prima di venire a Venezia si dovrà porre due domande c’è posto per me in piazza o sui mezzi? E cosa mi offre Venezia? Quindi non si limiterebbe l’ingresso alla città nemmeno in alta stagione: chi non va in Piazza e chi non si serve dei mezzi pubblici potrà venirci in qualsiasi momento sempre.

Gli operatori turistici di qualità ringrazierebbero poiché si pone finalmente un limite ai visitatori giornalieri (daily trippers) che non portano beneficio all’economia della città ma solo disagi e costi, e che deperiscono tessuto cittadino e l’immagine. Nessuno vuole più andare in un luogo letteralmente assalito dal turismo di massa, e oggi in un meccanismo parossistico c’è anche la corsa alla Venezia alternativa/diversa che è diventata a sua volta un prodotto standardizzato.

In un anno Il totale teorico se tutti i giorni fossero saturi sarebbe di 25 milioni, sarebbe finalmente un LIMITE attuabile nella pratica e non derogabile, ma in realtà gli arrivi saranno molti meno poiché ci sarà ancora una stagionalità, ma questa volta attenuata dall’effetto dell’obbligo prenotazione, così sarebbe realizzata la tanto auspicata destagionalizzare e redistribuzione degli arrivi, con il notevole vantaggio della non caduta dei prezzi nella bassa stagione e aumenta del reddito per la città. Il limite e quindi il divieto si raggiungerebbe solo un numero di volte, se qualcuno trovasse pieno in fase di prenotazione potrà fare la visita l’anno dopo, o decidere un periodo in cui la Piazza è aperta, o rinunciare a Piazza e mezzi e venire comunque in modo sostenibile redistribuendo i flussi in altre zone che magari hanno l’esigenza inversa di S.Marco cioè di sostenere l’economia con un addizionale di domanda. E se alla fine si perderà qualche escursionista sarà per forza necessario, così come il fatto di passare il controllo per i residenti. Tutti i cambiamenti comportano delle ripercussioni, ma l’effetto finalmente ci sarebbe con vantaggio generale di vedere la città non intasata di gente e di prodotti che non rappresentano la vera Venezia poiché si invertirebbe il trend attuale fermando quel tipo di domanda.

Immaginiamo le reazioni positive della comunità internazionale che finalmente vedrebbe l’Italia fare qualcosa di innovativo a tutela dei suoi beni patrimoniali.

Alla base di questo modello ci sono due principi semplici e logici:

  • Un luogo limitato non può contenere un numero illimitato di persone, e va posto per forza un tetto massimo, nel luogo più ristretto e più facile da applicare.
  • La bellezza e l’unicità si pagano e si deve valorizzare l’enorme patrimonio culturale di Venezia, dove si viene per vedere cultura e arte, in un numero sostenibile di visitatori, facendo in modo che rimanga una città viva.

Bisognava porre una regolamentazione prima, ma almeno ora la questa proposta costituisce un sistema applicabile con un limite (per es.il numero totale dei suoi abitanti*[1]). Oggi ci sono gli strumenti, e il sindaco che vorrà e saprà farlo verrà ricordato come colui che ha salvato un bene patrimonio dell’umanità, il diritto alla città dei suoi residenti, e un modello di città con un’anima e un’identità che si persevererà alle generazioni future. Noi possiamo solo auspicare che i cittadini lo sostengano in modo che con il maggior numero di consensi verso questa proposta la politica la prenda in considerazione. Altrimenti ci troveremo tra 5 anni ancora a discutere delle stesse cose ma con una situazione ancor più aggravata e una fuga dalla città più accentuata.

 Abstract:   A SUSTAINABLE LIMIT: Venezia da città del turismo di massa a capitale del turismo sostenibile, à ecco gli strumenti : S.Marco Pass | Cultural card | Venice lover card  Venezia: da worse a best practice, “è una battaglia di civiltà: il mondo ci guarda”

Venezia in 5 anni può divenire da città simbolo del turismo di massa, delle patacche, del caos incivile, a simbolo del turismo sostenibile che preserva e valorizza una cultura antica, un ambiente delicato a vantaggio dei suoi visitatori, dei suoi abitanti, e delle generazioni future che potranno vivere della ricchezza creata nel passato senza consumarla e distruggerla.

 PS: Noi abbiamo inviato richieste per presentare questo progetto a vari soggetti che dovrebbero agire o almeno prendere posizione in questo campo, quasi nessuno ha risposto nemmeno per ascoltare, e abbiamo pensato che forse la volontà che le cose non cambino vada oltre la cerchia degli amministratori. Ora sta ai candidati sindaci dire qualcosa di concreto su questo e altre questioni. Concordano o cosa farebbero di serio loro? Noi siamo a disposizione per chi vuole veramente cambiare le cose a Venezia, senza nessuna cosa da vendere ma solo per il bene della città; abbiamo un action plan dettagliato con tutte le implicazioni, presentazioni, rationals economics (che garantirebbero al comune 150milioni netti), la fattibilità tecnologica con preventivi etc. Abbiamo anche altre idee e progetti (commercio di qualità, DMO e revenues da turismo e siti pubblici, riposizionamento e agenzia pubblico/privati, il portale per eventi culturali etc). Ma come cittadini questa volta non possiamo dare deleghe in bianco a nessuno. Sono anni che sentiamo analisi, diagnosi, allarmi sulla morte di Venezia, moniti dell’Unesco, discorsi generici e i buoni intenti etc. Ora votiamo solo su impegni pratici e su proposte concrete condivisibili.

Grazie a tutti di partecipare!  x sostenere o dare suggerimenti comment sotto o mail:

flussiturismo@gmail.com

 Marco Scurati

[1] Nel 1988 Costa stabiliva in 20.000 il carico massimo che la città poteva accogliere, 20 anni dopo 2008 Coses stabiliva in 63.000, ma non si sapeva come far rispettare questo limite, oggi si può.

15 pensieri su “LA SOLUZIONE alla GESTIONE dei FLUSSI TURISTICI a Venezia (articolo)

  1. Marco ho letto con molto interesse la proposta che impernia sul sistema di Card per accedere a S. Marco; trovo sia una soluzione estrema, necessaria e rappresentativa, il rimedio drastico per avviare un cambio di passo, purché diventi una risorsa finalizzata a valorizzare piazza S. Marco nell’aspetto storico, sociale, culturale, monumentale etc,
    A mio parere la Card dovrebbe diventare uno strumento di consapevolezza e di conoscenza, veicolo di accrescimento culturale dell’utente, in moto tale che visitando la piazza, possa esplorarla con strumenti capaci di aumentare l’user experience.
    La mia proposta é che una parte del ricavato economico delle Card venga reinvestito per produrre strumenti informativi finalizzati alla conoscenza culturale della Piazza, tools ad alto valore aggiunto, nei vari formati digitali oggi disponibili: audio, video, contestuali su mappe o con sensori di prossimità;
    l’obiettivo finale è renderla fruibile utilizzando i personali devices mobili quali smartphone e tablet.
    Possiamo ottenere quattro importanti risultati:
    1 alzare il profilo culturale di utenti e visitatori
    2 creare nuova occupazione nella costruzione dei contenuti multimediali
    3 incentivare l’utilizzo dei nuovi media e coinvolgere le nuove generazioni
    4 sviluppare un nuovo modello di fruizione del patrimonio culturale a basso costo e ad alto valore aggiunto

    Roberto Terzi 348 8146123 mail: navigador1@gmail.com

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    1. Grazie Roberto, hai capito benissimo lo spirito di rendere più consapevole l’atto della visita e meno impattante sulla città. Inserirò le tue idee nel progetto, con contributi come i tuoi si completa, si fa crescere e rendere veramente attuabile il tutto.

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  2. Troppo bello x essere vero! Progetto stupendo, grazie Marco. Mi piacerebbe poter ricordare il contributo che il c.d. turismo di studio potrebbe dare alla città, ma non è forse questo il contesto. Complimentivivissimi
    Matteo

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    1. Grazie!:) Hai ragione Matteo, il turismo di chi viene per studiare la lingua, la storia, l’arte e cultura, fondersi con l’ambiente e le tradizioni etc è quello che fa bene a Venezia, ma purtroppo è esattamente il contrario di quello che sta succedendo.., facciamo l’ultimo tentativo dai, anche se mi sembra che non ci sono interlocutori politici che vogliono cambiare veramente direzione.., (a parte le vaghe parole da campagna elettorale)

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  3. Il progetto mi sembra fattibile e molto concreto (finalmente!)
    Manca una parte essenziale: quella dell’informazione e accoglienza turistica, imprescindibile ai fini della qualità del turismo (itinerari alternativi, pacchetti, incentivi, percorsi culturali, ecc).
    Per decenni questo ruolo è stato svolto dall’apt e pochi sanno quanto è servito e quanta professionalità ha messo in campo. Stretto e in parte ucciso dalle solite logiche partitiche e di lobby cittadine, è necessario includere in un programma di marketing turistico anche questi aspetti per non rischiare di limitare il back-Work rispetto al front.

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  4. Ottimo Marco, grazie, farò il possibile per rendermi utile e mettere in campo concretamente idee e contributi, tenendo ben presente i preziosi commenti;
    ti informo che fino ai primi di Aprile sono impegnato nel restauro del Bragozzo e della Topetta.

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  5. Ho letto con attenzione l’articolo e la proposta di Marco. Mi sento di dire, senza alcuna volontà di sminuire il valore dell’ipotesi fatta da Marco, che il tema della limitazione degli accessi seppur affrontato e sviluppato in un modo forse inedito, non può essere considerato di grande originalità, “troppa gente? allora facciamone venire di meno! ” e veramente un approccio che sa di morto prima ancora di nascere. Ho sempre chiesto a chi ho sentito azzardare teorie analoghe se esistesse un esempio di applicazione di questo metodo in qualche parte del mondo, non ho mai ricevuto risposta. New York, Barcellona, Londra , Parigi, Hong Kong, e mille altre destinazioni nel mondo sono invase 365 giorni all’anno, non 7 mesi come Venezia da milioni di persone, nessuno ha mai pensato di limitarne l’accesso alle persone.E sicuramente più facile ridurre i turisti che “ALLARGARE la città. Non dimentichiamo che il congestionamento di Venezia è voluto dalle categorie che più lo avversano pubblicamente, commercianti, comune, aziende trasporti pubblici e privati, che incapaci di fare fronte al crescere della domanda vogliono ridurla a misura dei propri limiti, per poter comunque mantenerne il monopolio della gestione. Grazie a Marco per aver concesso questo spazio alle mie considerazioni. Luigi

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    1. Luigi, ci sono tanti esempi simili nel mondo, dalle barriere coralline, alle Hawai, alle tomba di Nefertiti, al Buthan, a Fernando de Noroa in Brasile, al parco marino di Port Cros, a paesini svizzeri, all’isola della Maddalena. (ma nessuna ha una pressione turistica così forte come Venezia rispetto agli abitanti). e se ci sono esternalità negative si pongono dei limiti quantitativi alla domanda e si fa pagare i costi a chi altrimenti ha solo benefici. Se troppa gente non ci sta ed è dannosa certo che la soluzione è farne venire di meno perchè la città non si allarga e si deve preservare alle generazioni future. le ultime 3 righe non capisco cosa vuoi dire, è normale che se non si riesce a far fronte a una domanda, si cerchi di ridurla, qualificarla o adattarla a una realtà particolare come Venezia.

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      1. Grazie Marco, nelle ultime tre righe quello che voglio dire e che a fronte della crescita della domanda di qualsiasi bene, normalmente ci si attiva per poterla soddisfare, mai si cerca di non soddisfare l’offerta, questo non vale solo per il settore industriale o la produzione di beni vari, tu affermi che è logico laddove non si riesca a far fronte alla domanda di ridurla ( e quello che fanno nostri politicanti locali ) questo credo sia assolutamente inaccettabile e aggiungo che bisogna smettere, di cavalcare “la realtà particolare di Venezia) è una cosa assurda che cosa ha di particolare Venezia rispetto altre destinazioni turistiche del mondo? te lo dico io che sono Veneziano, I VENEZIANI.

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  6. il bello di questa proposta sono le sue ricadute su tutto il tessuto sociale.
    Limitando il numero di turisti si ricalibrerebbe l’economia della città.
    Finchè la logica è “più ce ne è, meglio è” l’offerta commerciale sarà scadente perchè comunque si guadagna sulla quantità. Avere meno turisti in città incentiverebbe anche l’apertura di attività rivolte ai cittadini, e credo che piano piano la città potrebbe riacquistare la sua fisionomia di città viva e abitata. Anche gli investimenti in hotel e B&B, diverrebbero meno appetibili e si riaprirebbe il mercato immobiliare per i residenti.

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  7. Caro Marco sono un operatore turistico organizzò escursioni in laguna su un’imbarcazione tipica, un Bragozzo posso portare al massimo 57 persone. Pensò che la tua proposta sia molto interessante, noi come Società siamo parte di un progetto che si chiama Slow Venice di cui il capofila è la Cooo. Limosa, siamo convinti che la qualità del nostro lavoro non sia nella quantità di persone a cui dobbiamo dare un servizio ma la qualità spingendo soprattutto un turismo lento, quindi sfondi una porta aperta. Personalmente a Venezia mi avvicinò solo poche volte non per nostra volontà ma perché Venezia ci mette un sacco di bastoni tra le ruote. Credo che per il tipo di imbarcazione storica e per la nostra scelta di puntare più su un versante culturale ambientale storico noi dovremmo avere la precedenza rispetto a tutte le altre imbarcazioni tipo lancioni motonavi ecc ecc ma invece questo non succede limitandoci con regolamenti norme leggi che ci penalizzano semplicemente perché siamo pochi e piccoli e per il turismo di massa siamo ininfluenti. Penso che le agenzie di tutto il mondo dovrebbero capire che vendere il prodotto Venezia implica vendere e far conoscere anche la sua laguna che come bellezza non è certo di meno e sempre restando nel rispetto di essa e visitandola con mezzi sostenibili e tradizionali senza distruggerla, questo implica anche allargare il ventaglio di offerte e attività che si possono effettuare. Secondo il WWF l’80 % dei potenziali visitatori che vengono a Venezia non hanno la più pallida idea che dietro Venezia esiste una Laguna unica al mondo semplicemente perché nessuno glielo dice. Forse sono andato fuori tema ma mi pareva importante far notare anche questa realtà.

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    1. Francesco, sono d’accordo con te e le attività che tu proponi (oltre ai remi, vela, bici, piedi etc) sarebbero quelle ideali per Venezia&laguna e non taxi lancioni o altre imbarcazioni non tradizionali e che generano moto ondoso; purtroppo si è sviluppato un turismo deletereo e non compatibile con l’ambiente, il patrimonio culturale e la residenza, che sta distruggendo tutto, e ora anche se tardi di tratta di invertire la tendenza e Venezia da malato grave forse può iniziare a riprendersi ma occorre una terapia d’urto e misure più drastiche e incisive rispetto al nulla o alle cose inefficaci intraprese finora. (pensa che città scandinave dove circolavano le auto hanno scelto di essere car free, e noi che avremmo il luogo per farlo invece abbiamo aumentato l’inquinamento, fatto entrare le crociere e vietato le barche a remi. O città come Amsterdam hanno 17.000 parcheggi per bici alla stazione dei treni e noi zero)

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  8. Pienamente d’accordo con la soluzione sarebbe opportuno integrare il metodo con l’applicazione del revenue management che ottimizzerebbe sia i flussi che le casse comunali

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